Massaggio Premium
€ 18060 minSolo nella nostra sede
Prima lavorano le mani, poi lavora la luce. Quaranta minuti di massaggio svedese su dorso, trapezi e cervicale, seguiti da venti minuti sotto un pannello professionale a 600 LED che emette luce rossa e infrarossa sulla zona appena trattata. Qui sotto spieghiamo che cosa succede, fisicamente, quando quella luce entra nei tessuti.



Due trattamenti dentro una seduta
Il massaggio e la fotobiomodulazione agiscono su piani diversi, e messi in fila funzionano meglio che presi separatamente. Il massaggio muove il tessuto, aumenta l'afflusso di sangue e lascia l'area calda e irrorata. La luce arriva su un tessuto già in quelle condizioni.
Per questo la sequenza non è invertibile: prima le mani, poi la luce.
La luce è energia: che cosa trasporta un fotone
La luce è fatta di fotoni, e ogni fotone trasporta una quantità precisa di energia che dipende solo dalla sua lunghezza d'onda: più la lunghezza d'onda è lunga, meno energia porta. Un fotone rosso a 660 nanometri trasporta circa 1,9 elettronvolt; un fotone infrarosso a 850 nanometri circa 1,5.
Sono valori bassi, e non per caso. Per rompere un legame chimico del DNA servono energie molto più alte, quelle dei raggi ultravioletti, sopra i 3 elettronvolt. La luce rossa e infrarossa sta ben al di sotto di quella soglia: è radiazione non ionizzante. Non abbronza, non danneggia le cellule e non ha niente a che vedere con una lampada solare. La sua energia non basta a rompere nulla, ma è esattamente quella giusta per essere assorbita da alcune molecole specifiche e modificarne il comportamento.
La finestra ottica: perché proprio rosso e infrarosso
Quando la luce entra nella pelle incontra tre grandi assorbitori. L'emoglobina del sangue assorbe fortemente la luce blu, verde e gialla. La melanina assorbe molto nel visibile e sempre meno salendo verso il rosso. L'acqua, invece, comincia ad assorbire con forza oltre i 950 nanometri circa.
Fra questi due estremi, grosso modo fra i 650 e i 950 nanometri, si apre un intervallo in cui i tessuti assorbono meno: i fisici lo chiamano finestra ottica o finestra terapeutica. È lì che la luce penetra più in profondità, ed è lì che lavora il nostro pannello: rosso intorno ai 660 nanometri e vicino infrarosso fino agli 850.
Quanto va in profondità
La luce che entra nel corpo non procede in linea retta: viene continuamente deviata dalle strutture cellulari, un fenomeno che si chiama diffusione o scattering. Il risultato è che l'intensità diminuisce man mano che si scende.
- Il rosso a 660 nm viene assorbito nei primi millimetri: epidermide, derma, microcircolo superficiale.
- Il vicino infrarosso fino a 850 nm scende di più, fino a qualche centimetro, raggiungendo il tessuto muscolare e, nelle zone dove lo strato di tessuto è sottile, la superficie dell'osso.
Per questo si usano le due bande insieme: una lavora in superficie, l'altra in profondità, sulla stessa zona e nello stesso momento.
Che cosa succede quando il fotone arriva a destinazione: i mitocondri
Dentro quasi ogni cellula ci sono i mitocondri, le strutture che trasformano l'ossigeno e i nutrienti nell'energia chimica che la cellula usa per vivere e ripararsi, l'ATP. L'ultimo passaggio di questo processo è affidato a un enzima chiamato citocromo c ossidasi.
È proprio questo enzima il principale assorbitore della luce rossa e del vicino infrarosso: i suoi picchi di assorbimento cadono esattamente nelle bande del pannello. La spiegazione più accreditata è questa: in condizioni di affaticamento o di stress, all'enzima si lega l'ossido nitrico, che ne rallenta il funzionamento. Il fotone assorbito fornisce l'energia per staccarlo — si parla di fotodissociazione — e il citocromo torna a lavorare a pieno ritmo.
Due conseguenze. La prima: la catena respiratoria riparte e la cellula produce più ATP, cioè ha più energia disponibile per le sue funzioni di mantenimento e riparazione. La seconda: l'ossido nitrico liberato si diffonde nei tessuti vicini e provoca una leggera vasodilatazione locale, che migliora il microcircolo nella zona trattata.
La dose conta: irradianza, fluenza e il principio del «né troppo né troppo poco»
In fotobiomodulazione non vale il ragionamento «più luce, più effetto». Due grandezze fisiche descrivono quanta energia arriva al tessuto:
- l'irradianza, cioè la potenza che colpisce ogni centimetro quadrato di pelle, misurata in milliwatt per centimetro quadrato;
- la fluenza, cioè l'energia totale depositata su quel centimetro quadrato durante la seduta, misurata in joule per centimetro quadrato. È il prodotto dell'irradianza per il tempo.
La risposta dei tessuti segue quella che gli studiosi chiamano curva bifasica: una dose troppo bassa non produce effetti apprezzabili, una dose adeguata stimola la cellula, una dose eccessiva torna a inibirla. Ecco perché la distanza dal pannello e la durata dell'esposizione non sono dettagli: sono il modo in cui si regola la dose. I nostri venti minuti, alla distanza che usiamo, sono pensati per stare nella zona utile.
Perché conta un pannello a 600 LED
Il colore della luce da solo non dice molto. Quello che separa un pannello professionale da un piccolo dispositivo è la quantità di energia che arriva ai tessuti e l'uniformità con cui arriva.
Seicento LED distribuiti su una superficie ampia coprono in una volta sola tutta la schiena, dalle spalle alla zona lombare. Ogni punto dell'area trattata riceve una dose simile, e la fluenza utile si raggiunge in un tempo ragionevole restando alla distanza corretta.
Un apparecchio piccolo, al contrario, illumina pochi centimetri quadrati alla volta: va spostato continuamente, la dose che arriva a ogni zona è irregolare e, per coprire una schiena intera, i tempi si allungano fino a diventare poco praticabili. È la stessa differenza che passa fra illuminare una stanza con un lampadario e farlo con una torcia.
Muscoli, pelle, ossa: che cosa dice la ricerca
Il meccanismo che abbiamo descritto è studiato da oltre trent'anni, e la letteratura scientifica è ampia. Ma è corretto dire anche a che punto si trova, ambito per ambito.
- Muscolo. Diverse revisioni sistematiche su atleti indicano che la fotobiomodulazione applicata intorno all'allenamento può ridurre i marcatori di danno muscolare e l'indolenzimento nei giorni successivi. È l'ambito in cui le prove sono più solide, ed è il motivo per cui la abbiniamo al massaggio.
- Pelle e microcircolo. La luce rossa agisce sui fibroblasti, le cellule che producono collagene. Gli studi sono numerosi e i risultati incoraggianti.
- Osso. Gli studi di laboratorio mostrano che la luce nel vicino infrarosso stimola l'attività degli osteoblasti, le cellule che costruiscono il tessuto osseo, e diverse ricerche in ambito odontoiatrico e ortopedico ne hanno osservato effetti sui tempi di consolidamento. Sull'uomo, fuori da questi contesti specifici, la ricerca è ancora in corso: è una direzione promettente, non una certezza.
Una cosa va detta chiaramente: la fotobiomodulazione che offriamo è un trattamento di benessere e di recupero. Non è una terapia medica e non sostituisce nessuna cura in corso.
Come si svolge
- Colloquio iniziale e scelta degli oli, cinque minuti.
- Quaranta minuti di massaggio svedese su dorso, trapezi e cervicale.
- Venti minuti sotto il pannello, con occhiali protettivi. Si percepisce solo un leggero tepore: molti si addormentano.
- Qualche minuto fermo prima di rivestirti.
Perché solo nella nostra sede
Un pannello a 600 LED ha dimensioni, peso e alimentazione che richiedono un'installazione fissa, con la distanza dal lettino regolata con precisione — che, come hai visto, è ciò che determina la dose. Non è trasportabile, ed è l'unico trattamento del listino che non facciamo a domicilio.
Prima di prenotare, parlacene
Ci sono situazioni in cui la parte di luce va evitata o valutata con il medico. Segnalaci se assumi farmaci fotosensibilizzanti (alcuni antibiotici, alcuni antinfiammatori, i retinoidi per la pelle), se hai patologie oculari diagnosticate, se sei in gravidanza, se hai lesioni cutanee nella zona da trattare o una patologia oncologica in corso.
Domande frequenti
La luce rossa fa male agli occhi?
Guardata direttamente a distanza ravvicinata può dare fastidio: per questo si indossano gli occhiali protettivi per tutti i venti minuti. Sulla pelle non c'è alcun rischio.
Scalda o abbronza?
Né l'una né l'altra cosa. L'energia dei fotoni rossi e infrarossi è troppo bassa per abbronzare, e non contiene raggi ultravioletti. Si avverte solo un tepore leggero.
Perché non basta una lampada per uso domestico?
Perché conta la dose, non il colore. Un piccolo dispositivo copre pochi centimetri quadrati e distribuisce l'energia in modo irregolare; un pannello a 600 LED tratta tutta la schiena in modo uniforme, nel tempo giusto e alla distanza giusta.
Quanto dura l'effetto?
Il rilassamento è immediato. La sensazione di recupero muscolare si apprezza soprattutto nelle 24–48 ore successive, ed è il motivo per cui chi si allena spesso lo prenota il giorno dopo le sedute più pesanti.
Posso farlo se ho tatuaggi?
Sì. La luce non altera i pigmenti dei tatuaggi guariti. Su un tatuaggio fatto da meno di un mese non lavoriamo né con le mani né con la luce.